Necropoli della Banditaccia

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La Necropoli Etrusca della Banditaccia di Cerveteri, sito Unesco dal 2004 unitamente alla Necropoli dei Monterozzi di Tarquinia, costituisce il maggior esempio di architettura funeraria della cultura etrusca e uno dei più importanti siti archeologici del Mediterraneo.

L’area visitabile, circa dieci ettari, è detta “del Recinto” e fu scavata sistematicamente dal 1909 fino al 1933 da Raniero Mengarelli (vecchio recinto) e, dal secondo dopoguerra, da Mario Moretti (nuovo recinto). Questo antico cimitero si estende per centinaia di ettari su di un pianoro tufaceo, a ovest della antica Civita. Le tombe furono scavate all’interno del banco tufaceo, riproducendo fedelmente la pianta e gli arredi delle coeve abitazioni.

Percorrendo un itinerario cronologico, è possibile seguire e comprendere l’evoluzione di oltre sei secoli dell’architettura funeraria etrusca. Le tombe più antiche, risalenti agli inizi del VII sec. a.C. sono contraddistinte dalla caratteristica forma a tumulo, all’interno di queste enormi strutture circolari, furono realizzate una o più tombe, utilizzate dalla diverse generazioni di una stessa famiglia. Il VII secolo a.C. corrisponde alla fase orientalizzante, l’Etruria, come molte altre regioni del Mediterraneo antico, è influenzata dall’arte del Vicino Oriente.

Gli interni delle tombe mostrano una planimetria comune, due o tre camere disposte lungo un asse longitudinale; il soffitto, a doppio spiovente molto displuviato, allude a una struttura abitativa ancora simile a una capanna. La necropoli, nella sua prima fase VII – VI secolo a.C., si presenta come un’area costellata da enormi tumuli, attorno ai quali si dispongono emergenze monumentali di identica forma, ma di dimensioni minori.

Questo tipo di disposizione dei sepolcri suggerisce l’immagine di una società arcaica, che ruota intorno alla figura di principi aristocratici. Verso la seconda metà del VI sec. a.C. (periodo arcaico) le tombe vengono costruite lungo assi stradali paralleli, assumendo una forma più regolare detta “a dado” è il riflesso di una società urbana di tipo egualitario, con una distribuzione più omogenea della ricchezza, nella quale anche le tombe assumono un aspetto standard.

Il VI sec. a. C. coincide con la massima espansione territoriale dell’Etruria, con colonie di nuova fondazione in Pianura Padana e sulle coste adriatiche, il monopolio delle rotte commerciali sul Mediterraneo occidentale e, a Roma, con l’insediamento dei re etruschi alla guida della città.

Successivamente, tra il IV e il I sec. a.C., a causa dell’esaurimento dello spazio disponibile in superficie, si inizia ad utilizzare il sottosuolo, abbassando i livelli stradali e ricavando a notevole profondità una serie di ipogei, alcuni di grandi dimensioni come la Tomba dei Rilievi, altri più modesti, allineati lungo precisi schemi.

Ancora una volta la divaricazione all’interno della società etrusca appare evidente. Questa ultima fase della storia degli Etruschi è caratterizzata dalla perdita del controllo delle rotte commerciali del Tirreno e dalle guerre contro Roma, che in un secolo e mezzo, conquisterà tutte le città etrusche.